Animula

massimo vitali
Da poco, ho capito le immagini di Stefano.
L’assoluta mancanza di dettaglio le rende così dissimili dalle mie da costringermi a prendere una boccata d’aria ed a immergermi di nuovo senza maschera.
Si collocano nello spazio indefinito dove vorremmo che fossero le persone amate, e che abbiamo dovuto lasciare. In un mare luminoso e azzurro.
(Marzo 2013)

I began to understand Stefano ‘ s images just a short time ago.
The absolute lack of detail makes them so different from mine as to force me to take a breath of air and dive down again without a mask.
They lie in the unidentified space, where we wish we could find our loved ones , that we had to leave. In a bright and blue sea.
(March 2013)
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diego mormorio
A partire dal Quattrocento, l’Occidente ha vissuto un lento ma inarrestabile naufragio dell’universo simbolico. La figurazione si è via via sempre più radicata nella pura apparenza. L’esteriorità ha preso il posto di ogni ulteriore sostanza. In questo modo, il mondo si è popolato di figure che sono soltanto delle ombre – di immagini che non hanno la forza di dire qualcosa al di là dell’immediato visibile. La vita si è scarnificata per eccesso di apparente corporeità, mentre la carne vera dell’esistenza è caduta nell’oblio.
Le figure – nell’assenza della forza del simbolo – sono diventate come alberi senza foglie, dimenticati dall’avvicendarsi delle stagioni. Aspettano un alito di vento che le riporti alla vita – qualcosa che le riconduca alla profondità dell’essere.
Così come la parola poetica attinge al pozzo del sentire andando al di là della consumazione quotidiana del vocabolario, le figure hanno bisogno di oltrepassare l’apparenza, di entrare nel grembo dell’impercepito.
Ciò che noi solitamente vediamo – nelle figure, come nella realtà di tutti i giorni – è meno della punta di un iceberg. Nella sua realtà, la “cosa” resta appena accennata – anzi, potremmo dire, invisibile.
Sostanzialmente, per vedere l’autenticità delle “cose”, dobbiamo andare oltre il guardare, attingere a un vedere intellettivo, metafisico. Dobbiamo risalire all’animula di tutte le cose, come fa Stefano Baroni nelle fotografie di questa mostra. Per giungere all’anima del mondo.
Diego Mormorio
(Marzo 2013)

From the fifteenth century the Western World has experienced a slow but inexorable sinking of the symbolic universe. Figuration has gradually taken more and more roots in mere appearance. Exteriority has taken the place of any additional substance. In that way the World has become a crowd of figures that are only shadows, images that have not the strength to say anything beyond the immediate visible. Life has stripped its flesh for excess of apparent corporeity.
While the real flesh of existence has fallen into oblivion. 
The figures, without the strength of the symbol, have become similar to trees without leaves , forgotten by the change of seasons. They wait for a breath of Wind that can give them a new life., something that can take them back to the depth of being.
Just as the poetical word takes the water out of the well of feeling going beyond the daily use of vocabulary, figures need to go beyond appearance, entering the womb of the unperceived. 
In its reality the “thing” is just sketched,invisibile, we could say
In substance, in order to see the genuiness of “things ” we must go beyond our looking and draw from an intellective and metaphysical “seeing”. We must return to the soul of things, just as Stefano Baroni does in the photos of this exibition.To reach the soul of the World.
Diego Mormorio
(March 2013)

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giosetta fioroni
Roma, febbraio 2013
Caro Stefano, che incantevole brano poetico: “Animula vagula blandula …” hai scelto come fonte di ispirazione per le tue ultime foto!
E come davvero c’è affinità tra le … “Animule-umane” che si intravedono nelle tenere pose delle foto, così blande e sfumate, ma per questa luminosità e latenza anche molto suggestive.
Delicate apparizioni piene di malinconia … come se la vita vera le avesse abbandonate. Come se una lontananza metafisica le avesse incastrate in un mondo di luci e ombre, un mondo marino e acquoso, un mondo lontano … anzi lontanissimo da noi. Dalla “bieca” e verminosa, spesso, realtà che ci circonda.
Ricordo anche molto bene un tuo lavoro di molti anni fa. I ritratti, assai belli e pungenti di scrittori e artisti. Dove invece una ricerca di intenzionale “verismo” ti aveva portato a una serie di foto in bianco e nero molto intense nell’intuizione psicologica. Che tanto erano piaciute, queste foto, al nostro comune amico Cesare Garboli!
Molti auguri per la tua prossima mostra
da Giosetta Fioroni

Rome, February 2013
Dear Stefano, what an enchanting poetical passage: ” vague, light soul… ” 1) you have chosen as a source of inspiration for your latest photos!
And really there is affinity among the…..human souls 1) that you can discern in the tender exposures of the photos, so light and vague, but very attractive just for their brightness and latency.
Delicate apparitions filled with melancholy …as if real life had abandoned them.
As if a metaphysical distance had set them in a World of lights and shadows, a marine and watery World , a World far away or better, very far from us, from the “dark” and often wormy reality surrounding us.
I also remember very well a work you made many years ago. Portraits, quite beautiful and pungent , of writers and artists. Where , instead, a research of intentional ” realism ” had taken you to a series of  black and white photos, very intense in psychological intuition. Photos that were really appreciated by our common friend Cesare Garboli.
My best wishes for your next exhibition.
By Giosetta Fioroni
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rosetta loy
Roma, febbraio 2013
Sono immagini evanescenti che sembrano emergere dal passato, ma possono anche essere immagini che appartengono a un nostro futuro e sono ancora immerse nel liquido amniotico che precede ogni nascita. E la loro bellezza, oltre che nella luminosità tenue dei colori e l’armonia della composizione, risiede proprio in questa arcana, incantata indeterminatezza.
Attimi di esistenza sospesi nello spazio dove il prima e il dopo non hanno significato e la vita si rivela impalpabile, e forse è solo illusione.
Rosetta Loy

Rome, February 2013
They are evanescent images that seem to come out of the past but they can also be images that belong to our future, and are still immersed in the amniotic fluid which precedes every birth. And their beauty, besides the tender brightness of colours and the harmony of the composition, is to be found just in that arcane, enchanted vagueness.
Moments of existence suspended in the space where the before and after have no meaning and life proves to be undefinable, or , maybe, just an illusion.
Rosetta Loy
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giorgio amitrano
Stefano Baroni, che aveva esordito come autore di ritratti tesi a cogliere i dettagli più minuti dei suoi personaggi, si è allontanato presto dalla rappresentazione realistica, non per una lenta e naturale evoluzione, ma in modo brusco, come se a un tratto avesse deciso di dire addio a una parte di se stesso per affrontare l’ignoto. E’ cominciato per lui un lungo cammino di ricerca, nel corso del quale ha sperimentato con coraggio soluzioni diverse
nel tentativo di trovare la formula a lui più congeniale per descrivere la realtà, da una posizione non di alleato ma di antagonista. Nei suoi lavori, paesaggi e corpi apparivano spesso alterati, deformati. Le foto presenti in questa mostra esprimono un atteggiamento diverso. Le ostilità sono cessate. Nel corso della sua battaglia contro la realtà, Stefano Baroni ha incontrato una luce particolare, mediterranea, che ha avuto un effetto benefico sulla sua ispirazione. Grazie a questa luce, l’esistenza fisica delle
persone si è rarefatta al punto che esse non appaiono più iscritte nella gravità, e le loro sagome sembrano sciogliersi nello spazio. Tuttavia, anche in questa fase più serena del lavoro di Stefano Baroni, le sue foto non hanno nulla di idilliaco: i personaggi ritratti – bagnanti nudi dalle identità indistinte –, sebbene alleggeriti dal peso della carne, non si sono liberati del fardello dell’anima che li accompagnerà anche nei luoghi sconosciuti dove si apprestano a scendere.
(Marzo 2013)

Stefano Baroni, who had started out as an author of portraits aiming at catching the smallest details of his figures, soon broke away from realistic representation, not because of a slow and natural evolution, but in a sharp way, as if all of a sudden he had decided to say goodbye to a part of himself to face the unknown.
For him it was the beginning of a long period of research, during which, with courage, he experienced
different solutions, trying to find the most congenial formula to describe reality, from a particular position, not as an ally but as an antagonist. In his works, landscapes and bodies often appeared changed, distorted. The photos in this exhibition express a different attitude. Hostilities have ceased. During his battle against  reality, Stefano Baroni has met a particular light, Mediterranean, that has been beneficial to his inspiration.
Thanks to that light, the physical existence of people has rarefied so much that they no longer appear influenced by gravity,and their shapes seem to dissolve into the space. However, also  in this more serene phase of the activity of Stefano Baroni his photos have have nothing idyllic. : the figures portrayed, nude bathers with dim identities – even if they seem lightened from the burden of the flesh, have not got rid of the burden of the soul that will accompany them also into the unknown places where they are going to descend.
(March 2013)
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eileen romano
Nell’arte sacra del Tre e Quattrocento l’animula più raffigurata era quella della Vergine dopo essere stata assunta in cielo. E’ una Madonna adulta e vestita con gli abiti terreni, ma in miniatura ed è in braccio a Cristo, invertendo così l’iconografia classica della Madonna con il Bambino. In queste rappresentazioni spesso Cristo e sua Madre sono inseriti in una mandorla dorata: un taglio, una fessura nel sipario che cela il Paradiso agli occhi degli uomini, un buco della serratura che ci permette di intravvedere la luce
ricca e calda dei cieli.
Nelle fotografie di Stefano Baroni, le sue animule non sono circonfuse di luce. I loro colori sfumano, le loro figure perdono nitidezza, avvolte in una sostanza lattiginosa di cui forse sono costituite. Vagano indistinte, silenziose, irraggiungibili, seppur paiono vicine. Suscitano una profonda nostalgia, un senso di impotenza e la certezza che non ci rimane che l’attesa.
Eileen
(Marzo 2013)

In the Holy art of the Fourteenth and Fifteenth Century the most frequently portrayed “Animula” was one of the Virgin after ascending to Heaven. She is an adult Madonna with wordly clothes, but in miniature she is in Christ’s arms, inverting the classical iconography of the Virgin and Child. In these representations often Christ and his Mother are inserted in a golden almond: a cut, a crack in the curtain that hides Heaven from men’ s eyes , a keyhole that allows us to glimpse the rich and Warm light of the skies.
In the photos of Stefano Baroni, his “animulas” are not suffused with light. Their colours fade away, their figures lose clearness, enveloped in a milky substance they are perhaps made up.with. They wander, shapeless,silent, inaccessible, and yet they look near. They arouse
a deep nostalgia, a sense of helplessness and the certainty that waiting is what is left to us.
Eileen
(March 2013)